Microbiota intestinale del cane e del gatto: 3 segnali di possibile disbiosi da non sottovalutare
Diarrea ricorrente, feci alterate, digestione difficile e disturbi intestinali che continuano a ripresentarsi possono raccontare molto più di un semplice “problema di stomaco”. Sempre più studi stanno mettendo in luce il ruolo del microbiota intestinale nella salute del cane e del gatto. Ma che cos'è esattamente il microbiota? E soprattutto: come possiamo accorgerci che qualcosa nel suo equilibrio potrebbe non funzionare correttamente? La risposta non è semplicemente cercare “il batterio cattivo”. Il microbiota intestinale è un ecosistema complesso, formato da moltissimi microrganismi che interagiscono continuamente tra loro e con l'organismo dell'animale. Età, alimentazione, ambiente, farmaci, patologie e numerosi altri fattori possono influenzarne composizione e funzionalità. Quando questo equilibrio viene alterato si parla di disbiosi intestinale. Ecco 3 segnali che meritano attenzione.
Francesca Morelli
9/19/20265 min read


1. Disturbi gastrointestinali che continuano a tornare
È probabilmente uno dei segnali più facilmente osservabili.
Un cane o un gatto che presenta occasionalmente feci molli può avere semplicemente avuto un episodio transitorio.
Ma cosa succede quando il problema diventa ricorrente?
Feci non formate, episodi di diarrea intermittente, borborigmi intestinali, meteorismo, cambiamenti dell'appetito o una digestione apparentemente difficoltosa possono essere presenti in numerose condizioni gastrointestinali.
In questi casi è importante non fermarsi al sintomo.
Un intestino che continua a “protestare” merita di essere valutato nel suo insieme.
La disbiosi è stata infatti associata a diverse patologie gastrointestinali del cane e del gatto, comprese le enteropatie croniche.
Questo però non significa che ogni episodio di diarrea sia causato dalla disbiosi.
Ed è una distinzione fondamentale.
La presenza di sintomi gastrointestinali non permette, da sola, di fare diagnosi di disbiosi: parassiti, infezioni, intolleranze, malattie infiammatorie, alterazioni pancreatiche, epatiche o altre condizioni possono provocare manifestazioni molto simili.
Per questo, davanti a un disturbo persistente o ricorrente, la valutazione veterinaria viene sempre prima.
2. Una riduzione della diversità microbica può essere un campanello d'allarme
Quando si parla di microbiota si incontra spesso il concetto di diversità microbica.
Uno degli strumenti utilizzati nella ricerca sul microbioma è lo Shannon Index, un indice matematico che tiene conto sia del numero delle diverse componenti microbiche presenti sia della loro relativa abbondanza.
In linea generale, una maggiore diversità può essere associata a una comunità microbica più complessa.
Ma attenzione: non esiste un unico valore di Shannon valido come soglia diagnostica per tutti i cani e tutti i gatti.
Il risultato dipende, tra le altre cose, dal metodo di analisi, dal campione, dalla popolazione studiata e dalla tecnologia utilizzata.
La stessa letteratura sottolinea infatti che le metodologie di analisi del microbioma non sono ancora completamente standardizzate e che questo rende difficili i confronti diretti tra diversi test e studi.
Per questo motivo, non basta guardare un singolo numero.
È molto più interessante chiedersi:
Che cosa sta succedendo all'intero ecosistema intestinale?
Esistono anche strumenti specifici sviluppati per valutare la disbiosi, come il Dysbiosis Index, un test basato sulla quantificazione tramite PCR di specifici gruppi batterici. Nel cane questo indice dispone di intervalli di riferimento e può essere utilizzato anche per seguire l'andamento del microbiota nel tempo.
Questo ci porta a un concetto importante:
il microbiota non dovrebbe essere interpretato attraverso un singolo dato isolato.
La sua lettura deve essere integrata con la storia clinica dell'animale, i sintomi, gli eventuali esami diagnostici e il contesto nutrizionale.
3. Un aumento di alcuni gruppi batterici può indicare un cambiamento dell'equilibrio
Un altro elemento che viene frequentemente osservato negli studi sul microbiota riguarda la composizione delle diverse popolazioni batteriche.
In particolare, in diversi cani e gatti affetti da patologie gastrointestinali sono state osservate modificazioni della composizione microbica, tra cui un aumento relativo di batteri appartenenti al phylum Proteobacteria e una riduzione di alcuni gruppi considerati importanti per l'equilibrio intestinale.
Ma anche in questo caso bisogna evitare una semplificazione:
Proteobacteria presenti = disbiosi.
Non è corretto.
I Proteobacteria fanno normalmente parte del microbiota intestinale e la loro semplice presenza non indica necessariamente una condizione patologica.
Ciò che interessa è piuttosto il cambiamento dell'ecosistema nel suo complesso, soprattutto quando determinati pattern si associano a sintomi gastrointestinali e ad altri risultati diagnostici.
È proprio questa visione d'insieme a rendere interessante lo studio del microbiota.
Quindi come si riconosce davvero una possibile disbiosi?
Non attraverso un singolo sintomo.
Non attraverso un singolo batterio.
E nemmeno attraverso un numero preso isolatamente dal referto.
La disbiosi è un fenomeno complesso che può riguardare non soltanto quali microrganismi sono presenti, ma anche la loro abbondanza, le interazioni tra loro e soprattutto le funzioni metaboliche che svolgono.
Il microbiota, infatti, partecipa a processi importanti per l'organismo, compresa la produzione di metaboliti come gli acidi grassi a corta catena e gli acidi biliari secondari.
Ecco perché oggi si parla sempre più di microbiota non semplicemente come di un insieme di batteri, ma come di un vero e proprio ecosistema biologico con funzioni metaboliche e immunologiche.
E l'alimentazione che ruolo ha?
Un ruolo estremamente interessante.
La composizione e la funzionalità del microbiota possono essere influenzate da diversi fattori, e tra questi l'alimentazione rappresenta uno degli elementi più importanti.
Questo non significa che esista un alimento universale capace di “riequilibrare il microbiota”.
Al contrario.
Ogni animale ha una storia diversa.
Un cane con episodi di diarrea ricorrente non dovrebbe ricevere automaticamente lo stesso alimento, lo stesso integratore o lo stesso probiotico di un altro cane.
La gestione nutrizionale dovrebbe tenere conto di:
specie;
età;
stato fisiologico;
condizione corporea;
storia alimentare;
sintomatologia;
eventuali patologie diagnosticate;
farmaci utilizzati;
tolleranza individuale agli alimenti;
qualità e quantità della dieta;
eventuali cambi alimentari recenti.
Le linee guida WSAVA sottolineano proprio l'importanza di una valutazione nutrizionale individuale e di raccomandazioni alimentari personalizzate per ogni paziente.
Probiotici, prebiotici e microbiota: attenzione alle soluzioni “facili”
Quando si parla di disbiosi, la prima cosa che spesso viene in mente è:
“Devo dare un probiotico.”
Ma la situazione è decisamente più complessa.
Probiotici, prebiotici e altri interventi definiti “biotici” possono avere un ruolo nella gestione nutrizionale e gastrointestinale, ma il loro utilizzo dovrebbe essere ragionato sulla base del singolo caso e delle evidenze disponibili. La letteratura più recente invita infatti a un approccio evidence-based, evitando di considerare tutti i prodotti o tutti i ceppi come equivalenti.
Anche l'utilizzo di antibiotici merita particolare attenzione: questi farmaci possono modificare profondamente il microbiota intestinale e il loro impiego nelle enteropatie croniche è oggi oggetto di una rivalutazione sempre più attenta.
Il microbiota non è una diagnosi: è un pezzo del puzzle
Questo è forse il concetto più importante da portare a casa.
Un'alterazione del microbiota non deve diventare una spiegazione universale di qualsiasi sintomo.
Il cane o il gatto non è semplicemente il risultato dei batteri che vivono nel suo intestino.
È un organismo complesso nel quale alimentazione, apparato gastrointestinale, sistema immunitario, metabolismo, ambiente e stato generale di salute interagiscono continuamente.
Per questo, quando compaiono disturbi intestinali persistenti o ricorrenti, l'obiettivo non dovrebbe essere semplicemente:
“Come elimino questi batteri?”
La domanda più interessante è:
“Perché questo ecosistema si è modificato e come possiamo supportare l'organismo nel recuperare una condizione di maggiore equilibrio?”
Il mio approccio: nutrizione consapevole e lavoro in sinergia con il veterinario
Come Pet Coach – Tecnico in Dietetica e Nutrizione Veterinaria, il mio compito non è fare diagnosi né sostituire il medico veterinario.
Il mio ruolo è diverso, ma può essere molto importante.
Posso aiutarti a osservare e raccogliere in modo strutturato tutte quelle informazioni che riguardano la gestione quotidiana dell'animale e che possono essere utili anche nel percorso veterinario:
alimentazione, quantità, frequenza dei pasti, snack, cambi di dieta, qualità delle feci, appetito, abitudini quotidiane e risposta ai cambiamenti alimentari.
Quando esiste una problematica gastrointestinale, questo significa costruire un percorso nutrizionale personalizzato e ragionato, sempre nel rispetto delle indicazioni del medico veterinario e, quando necessario, lavorando in sinergia con lui.
Perché la nutrizione non dovrebbe essere vista come qualcosa di separato dalla salute.
È una parte importante della gestione quotidiana del benessere dell'animale.
In conclusione
Il microbiota intestinale è un mondo ancora in gran parte da esplorare, ma oggi sappiamo che svolge un ruolo importante nella salute gastrointestinale del cane e del gatto.
Sintomi ricorrenti, modificazioni della composizione microbica e alterazioni della diversità possono rappresentare indizi da approfondire, non diagnosi da formulare automaticamente.
E soprattutto, il microbiota non va “inseguito” attraverso il singolo batterio o il singolo valore.
Va interpretato nel contesto dell'animale.
Perché quando parliamo di intestino, equilibrio e nutrizione, la personalizzazione fa davvero la differenza.
Hai un cane o un gatto con problemi intestinali ricorrenti?
Se feci molli, episodi di diarrea, digestione difficile o cambiamenti dell'appetito continuano a ripresentarsi, non limitarti a cambiare alimento ogni volta.
Parlane con il tuo medico veterinario e, se desideri approfondire anche l'aspetto nutrizionale, posso aiutarti a costruire una valutazione alimentare personalizzata e consapevole.
Francesca Morelli
Alimentazione consapevole per i tuoi animali domestici.
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